Amato - Marketing e Turismo Reventino

Descrizione:

Amato è uno dei più piccoli comuni calabresi, si estende nella valle dell’omonimo fiume sulle colline dell’Appennino calabro, tra Marcellinara, Miglierina, Serrastretta e Pianopoli. Ubicato su un promontorio, a circa 550 metri sul livello del mare, è facilmente raggiungibile ed è equidistante da Catanzaro e Lamezia Terme. Gode di un ottimo clima ed ha una composizione orografica varia, collinare e montuosa, caratterizzata da un ricco manto boschivo di querce, cirri e castagni. Numerose le sorgenti di acque minerali dagli effetti diuretici.

Il centro storico conserva ancora le fattezze del borgo medievale (sono ancora visibili alcuni edifici caratterizzati da ampie arcate, in stile tardo medievale) ed è ricco di testimonianze storico-architettoniche di rilievo, riscontrabili nelle chiese e nei palazzi gentilizi, tra i quali si annoverano il seicentesco Palazzo Graziano, i settecenteschi Palazzo Rossi, casa natale del predicatore Francesco Rossi, e Palazzo Jenzi, di proprietà del celebre fisico Michele Jenzi, vissuto nel XVIII secolo.

Il castello aragonese, nel tempo, ha mutato destinazione d'uso, perdendo le fattezze originarie. 

 

Cenni storici:

La storia di Amato vanta origini remote: la sua fondazione avvenne per opera della popolazione degli Itali che si insediarono nel Golfo di Sant'Eufemia, dando vita al primo nucleo della città di Lamezia Terme. A causa di sconvolgenti fenomeni naturali, gli abitanti furono costretti a rifugiarsi sulle alture che dominavano la vallata del fiume Lamato, nella città che chiamarono Lameto, da cui la definitiva denominazione di Amato.

L'espansione del comprensorio avvenne tra il IX e nell'XI secolo d.C., e con l'arrivo dei Normanni sorsero le prime fortificazioni sul territorio: si annoverano i castelli di Nicastro, Feroleto, Maida ed Amato.

Amato compare nei documenti nell’anno 1060, quale feudo disabitato di proprietà di Costanza d’Altavilla. Le prime notizie storiche risalgono al 1362, quando i Ruffo di Calabria cedettero la baronia ai Rodio; nel tempo, numerose famiglie vi si avvicendarono, fino al 1811, anno di abolizione della feudalità tramite proclama napoleonico.

Nel 1432 arrivarono gli albanesi guidati su richiesta di Alfonso d'Aragona per arginare l'ingerenza turca; giunsero con le loro famiglie, dando vita alle colonie di Amato, Caraffa e Zangarona. Scacciati dalle popolazioni indigene, lasciarono poche tracce del loro passaggio; unica testimonianza della loro presenza è la fontana  "dei Greci”, ancora oggi funzionante.

Divenne comune autonomo nel 1811 quando, a seguito della riforma agraria, vennero distribuiti piccoli appezzamenti di terra agli abitanti del paese.

Amato diede i natali al filosofo Michele Torchia, consigliere particolare dell’Abate Genovese, del Filangeri e del Metastasio. Partecipò ai moti rivoluzionari del 1799, fu collaboratore di Fonseca di Pimitel, l’eroina del 1799, a causa della quale fu confinato in esilio a Marsiglia, dove morì in seguito alla condanna di carcere a vita. Fu un personaggio importante e le sue opere, rimaste inedite, sono in gran parte custodite nell’Archivio di Stato a Napoli. Descrisse il volto economico e sociale delle Calabrie del suo tempo e compose l’elogio funebre di Maria Teresa d’Austria. Fu ambasciatore d’Olanda e d’Austria.

Nel 1810 Amato ha vissuto il fenomeno del brigantaggio, causato dalle condizioni di miseria in cui versava la popolazione; sulle sue alture sono ancora visibili i nascondigli, ricavati  in anfratti.

 

 

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