Martirano - Marketing e Turismo Reventino

Descrizione

Comune collinare di antiche origini, ubicato nella parte nord-occidentale della provincia confinante con quella di Cosenza sulle propaggini del monte Reventino, nella bassa valle del fiume Savuto. La morfologia del territorio è stata plasmata dal decorso del fiume Mentaro, affluente del fiume Savuto, e del torrente Salso; l'abitato sorge a circa 400 mt s.l.m., ed è costituito da un nucleo principale e dalle frazioni di Muraglie, Persico e San Fili Il suggestivo nucleo storico - di impianto medievale - è percorso da viuzze strette e tortuose che delimitano i rioni, introdotti da ampi archi; le antiche abitazioni si ergono congiunte le une alle altre ed i palazzi nobiliari sono caratterizzati da eleganti portali in pietra lavorata. Semidistrutto dal sisma del 1905, Martirano conserva ancora interessanti testimonianze di quegli eventi calamitosi: i resti della chiesa di San Marco, della chiesa cattedrale e della chiesa del Rosario. Martirano offre a quanti vi si rechino la possibilità di godere di una suggestiva cornice paesaggistica e gustare le specialità gastronomiche locali; tra gli eventi che animano il territorio si annoverano la fiera del lunedì di Pasqua e quella di Sant’Antonio, il 12 e il13 giugno; le fiere del 15 agosto e dell’8 settembre; la festa della Madonna del Rosario, la prima domenica di ottobre. Il Patrono, San Sebastiano, viene festeggiato il 20 gennaio con una solenne processione e uno spettacolo pirotecnico.

Cenni storici:

Le origini di Martirano sono  avvolte nella leggenda: "Mamertum" era, infatti ,l'antica città bruzia di Sabazio, ubicata alle pendici della Sila e percorsa  dal fiume Savuto.

I numerosi pareri discordanti sulle origini del piccolo borgo furono superati dalle tesi di Gabriele Barrio il quale, nel 1571, acquisendo le teorie di Plutarco, asseriva che i Mamertini avevano mostrato grande valore militare, affiancando le truppe romane nella guerra contro Pirro, re d'Epiro.

Sconfitto definitivamente Pirro, i romani diedero vita alla federazione italica, coinvolgendo le città meridionali che, in cambio di sostentamento, avevano l'obbligo di ospitare nel loro comprensorio le postazioni militari dell' Urbe; iniziò, così, il grande progetto di unificazione della penisola italiana e, parallelamente, il rafforzamento della rete viaria che avrebbe facilitato l'impresa. Da Roma si diramavano   le grandi vie consolari verso le più remote periferie della penisola; il Bruzio (antica Calabria) fu interessato dalla costruzione della via Popilia che partiva da Capua e culminava a Reggio Calabria, attraversando Cosenza  ed anche Martirano, dove recentemente è stato ripristinato un tratto dell’antica via, che dalla valle del  fiume Savuto raggiunge il centro abitato. Testimonianza tangibile della presenza romana è l'ancora integro e percorribile ponte "di Annibale", ricadente nell'odierno comune di Scigliano, opera di alta ingegneria a campata unica, ristrutturato dal condottiero cartaginese in occasione del suo transito avvenuto nel 202 a. C.

La caduta dell'Impero romano, avvenuta nel 476 d. C. ad opera del re barbaro Odoacre, inaugurò un periodo di instabilità causata dalle orde barbariche che si avvicendarono nella Penisola; la   Calabria, dopo i Goti di  Teodorico fu interessata da una  radicale trasformazione culturale, che divenne bizantina: Martirano preservava, però,  la propria latinità  perchè  caduta in mano longobarda. L'arrivo dei Normanni nell'anno Mille si protrasse fino alla dominazione Normanno - Sveva, che innescò il processo di recupero socio economico, nonchè istituzionale e politico, dei territori calabresi: il potere venne suddiviso in marchesati, ducati e contee.

La Diocesi di Martirano venne istituita con bolla papale di Stefano IX, il 24 marzo del 1058 da  Roberto il Guiscardo e durante la reggenza di Ruggero II fu costruito l’imponente castello - caposaldo del sistema difensivo normanno,  andato completamente  distrutto - che dominava la valle del Savuto: la lapide sul portale di accesso principale recava inciso l'anno di edificazione, avvenuta nell' aprile del 1113.

Durante le invasioni saracene anche Martirano diede  il suo contributo, divenendo centro di raccolta di armi e soldati e Federico II, per riconoscenza, potenziò il Castello erigendo un’altra torre (un ulteriore torrione era stato precedentemente aggiunto da Enrico Kalà - luogotenente di Enrico IV di Hoestaufen - nel 1197); una targa marmorea venne posta  sull'ingresso del Castello a testimonianza della costruzione.

Martirano fu teatro della morte del figlio di Federico II (testimoniata da un 'epigrafe nella chiesetta di San Marco) e di quella della  Regina Isabella d’Aragona, di ritorno dalle Crociate con il marito Filippo l’Ardito (figlio del re di Francia Luigi IX, noto come San Luigi). Le spoglie mortali di Isabella furono in parte sepolte nel Duomo di Cosenza ed altre traslate in Francia, nella Chiesa di S. Dionigi.

La morte di Corradino di Svevia (nel 1268, giustiziato da Carlo d'Angiò) sanciva la conclusione del periodo medievale e l'inizio dell'alternanza angioino-aragonese; con la dinastia angioina il castello di Martirano fu adibito a prigione. La struttura venne arricchita nel 1329 da Carlo Lo zoppo e, nel 1402,  Ladislao D'Angiò Durazzo, ne fece dono a Bernardo Scaglioni,  comandante  dell’esercito del re. Gli anni successivi furono segnati da tempi difficili e privi di  risorse economiche, che sprofondarono la popolazione nella miseria.

L’oppressione da parte dei potenti portò il popolo nel 1512 ad una forte ribellione soffocata con una cruenta repressione, ordinata dal Viceré di Napoli che fece arrestare i rivoltosi e mise a fuoco la città. Era il 25 gennaio del 1515.

Il feudo di Martirano passò dai De Gennaro a Cesare D’Aquino, che ivi trovò la morte a causa della pestilenza del 1638.

Nel Settecento si concluse la dinastia dei D’Aquino. Il feudo per differenti passaggi e varie successioni terminò con l’ultima feudataria Vincenzina Maria Pico e con le nuove leggi di eversione del feudalesimo, gran parte delle terre furono divise tra i Comuni ed il Demanio Regio.

 Il violento terremoto del 1783 portò distruzioni, lutti e carestie: intere strutture andarono irrimediabilmente perdute.

Nel 1784 vennero aboliti i conventi e istituita la Cassa Sacra che incamerava tutti i beni ecclesiastici. Si registra il passaggio del libertino Giacomo Casanova, nel 1734, amico del Vescovo De Bernardis.

I moti rivoluzionari ottocenteschi contro il Regno di Napoli si accompagnarono alla presenza delle sette carbonare. Nel 1806 venne abolito dai Francesi di Napoleone l’odiato sistema feudale.

Con la fucilazione a Pizzo di Gioacchino Murat, il 13 ottobre 1814, viene ripristinata la dominazione del Regno di Napoli e di re Ferdinando IV. Tra le proteste della popolazione,  nel 1818 Martirano venne  privata della Diocesi, che passò a Nicastro.

I primi moti risorgimentali interessarono la Calabria dal 1811. Comparirono  le prime sette carbonare e tale "vivacità" si concretizzò con lo sbarco di Garibaldi in Calabria il 20 agosto 1860;  Martirano partecipò attivamente alla spedizione dei Mille con 27 uomini.

 Il 1860 vide il definitivo tramonto del Regno delle Due Sicilie e, a causa della forte emigrazione verso l'America, Martirano fu depauperato di gran parte della propria popolazione, in cerca di migliori condizioni di vita. Il brigantaggio aggravava la già precaria situazione socio-economica,  estremizzata dal sisma del 1905; in seguito al sisma, la municipalità di  Martirano venne spostata ed il comune nascente acquisì l'appellativo di "Lombardo" a testimonianza degli aiuti per la ricostruzione ricevuti dalla Lombardia.  Martirano divenne comune autonomo con Legge n. 1348 del 13/12/1956.

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