Motta Santa Lucia - Marketing e Turismo Reventino

Descrizione

Si estende nella parte nord-occidentale della provincia alle pendici del monte Reventino. Adagiato su un crinale delimitato dal torrente Mentaro e dal fiume Loreto, due affluenti  alla sinistra del  fiume Savuto, a  590 mt s.l.m , ha uno sviluppo urbanistico di tipo  lineare, con con un aggregato urbano ai lati dell’asse stradale principale che attraversa tutto il centro abitato.

Il centro storico, ben conservato, presenta pregevoli testimonianze storio-artistiche.

Di notevole interesse storico ed architettonico sono le Chiese, in primo luogo la chiesa di Santa Lucia, alla quale originariamente si accedeva attraverso una gradinata demolita poi per consentire il transito automobilistico. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, caratterizzata da una facciata molto semplice, arricchita però da un bel portale intarsiato. Dell’antica chiesa di Santa Filomena rimangono invece solo dei ruderi.

Nel centro abitato sono inoltre presenti   antichi palazzi, come palazzo Notarianni, che presenta una sfarzosa scala d’ingresso, e palazzo Colosimi, con relativa cappella gentilizia situato a sud del paese. Molti i palazzi caratterizzati da eleganti portali d’ingresso in pietra scolpita. 

Anche da un punto di vista naturalistico il territorio di Motta Santa Lucia, che s’inserisce nel complesso del monte Reventino, presenta delle peculiarità: dalle sponde del fiume Loreto, a salire fino alla cima del monte Serralta, si può ammirare una vasta e suggestiva pineta ideale per escursioni a cavallo.

Cenni Storici

Non ci sono notizie certe sulla sua origine ma, per la sua posizione geografica sulla valle del Savuto, si ritiene che fosse stata fondata, col nome di Porchia, da una colonia romana nell´anno 556 a.C. presso Mamerto (oggi Martirano). Tale ipotesi è dovuta alla preesistenza, lungo l’antica via Popilia di piccoli insediamenti romani. 

Infatti nei pressi di Martirano, a Sud di Cosenza era presente la “Statio ad flumen Sabatum” istituita dai Romani per scopi militari, come è riportato nel Itinerarium Antonini, redatto in età imperiale romana del III inizio IV sec. d.C. Forse, anche, in età Bizantina, Motta S.Lucia era un presidio militare, posto a difesa delle continue aggressioni saracene, un apprestamento difensivo realizzato da quelle comunità che dalla costa si erano ritirate in un posto più sicuro e meno accessibile.

E’ in questo periodo che il sito di Motta S.Lucia era conosciuto con il nome di Motta di Porchia e ricadeva, nel 1051 - 1058 nella Diocesi di Martirano, come risulta in una bolla papale. Tra il X e XI sec., con l’avvento dei Normanni si delineano per Motta S.Lucia vicende storiche più attendibili e  supportate da riferimenti più precisi.

L’ espansione Normanna, nell’Italia del Sud, ebbe lo scopo preciso di affermare il culto latino contro il rito greco che aveva in Calabria un’importante e consolidata tradizione storica.

A tale proposito è opportuno ricordare che il Fiore testimoniava che era presente un monastero basiliano di cui però non sussiste un riscontro oggettivo che riconduca al rinvenimento di questa presenza.

L’intero territorio era però contrassegnato da una denominazione estesa di nomi di santi, tra i quali:

S. Salvatore, S.Lucia che, determinarono il nome definitivo dell’attuale centro urbano. Nel XVI sec. il Barrio nella sua opera indica con precisione l’esistenza di Motta S. Lucia.

Ai Normanni seguirono nel XII sec. gli Svevi che rafforzarono ancora di più la presenza di abbazie governate da monaci di culto latino.

A livello politico la gestione del territorio passava ai fratelli Giovanni ed Enrico Calà di stirpe Britannica che succedevano ai Sanseverino. Intanto nel XIII secolo si registra in Calabria la presenza di monaci Domenicani e Francescani. Tramontato il dominio Svevo, si andava affermando il predominio Angioino che riportava il territorio occupato, a condizioni di estrema crisi e continua instabilità, sfociata nella Guerra del Vespro.

Con la denominazione ancora di Motta di Porchia, il feudo è, da Carlo III Principe di Durazzo, assegnato ad un Maresciallo del Regno di Napoli, Francesco Scaglione.

Nel 1422, Motta S.Lucia, è demanio di Cosenza, come stabilito da Luigi III D’Angiò che poco dopo lo conferì, in qualità di feudo, a Filippo Giacobbe Tirelli, confermato da Renato D’Angiò e da Filippo I d’Aragona. Negli atti risultano tali donazioni con il termine “baglive".

I feudatari imponevano le leggi e disponevano delle terre che restavano di loro proprietà.

Nel 1464 Motta S.Lucia è in testa al demanio di Cosenza, ma dipendente dalla “bagliva” di Martirano, retto allora da Martin Giovanni Scarrera.

Nel 1496 Federico d’Aragona, conferisce il feudo di Martirano ad Andrea De Gennaro che è nominato Conte. Motta S. Lucia si ribellò a tale decisione, però invano, la rivolta fu sedata nel 1514 e i rivoltosi furono sopraffatti da un’imponente esercito alla guida del Generale Pietro De Castro.

Il feudo fu poi dei d’Aquino per parte di una figlia di De Gennaro che sposò Carlo d’Aquino, Principe del vicino feudo di Castiglione, nel territorio di Falerna.

 

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