Nocera Terinese - Marketing e Turismo Reventino

Descrizione

Nocera Terinese si estende nella parte nord-occidentale della provincia, a confine con quella di Cosenza, sulla costa tirrenica, nella bassa valle del fiume Savuto, nei pressi del monte Mancuso, tra Falerna, Lamezia Terme, Martirano Lombardo, San Mango d’Aquino, Amantea (CS) e Cleto (CS)

Gli abitanti sono concentrati soprattutto nel capoluogo e nelle località Nocera Scalo, Campodorato e Gollieri, mentre il resto della popolazione si distribuisce tra i nuclei di: Acquafredda, Piano Pere, Salice, San Cataldo e Villaggio del Golfo.

Il territorio, classificato collinare, ha un profilo geometrico irregolare, con differenze di altitudine molto accentuate che vanno dal livello del mare fino alla vetta del monte Mancuso.

L’abitato, situato su uno sperone degradante fino al mare e delimitato dai torrenti Grande e Rivale, conserva un caratteristico centro storico dal quale, tramite

una rete di strade secondarie, si raggiungono le varie località e nuclei abitati fino ad arrivare alla cima del monte Mancuso a quota 1327 metri sul livello del mare.

Il centro storico è ricco di testimonianze storiche ed artistiche che trovano la loro massima espressione nei palazzi Odoardi, Rossi e Ventura nonché nella Chiesa di S. Maria della Pietà, Chiesa di S. Giovanni Battista, Chiesa di Maria SS. del Suffragio o di S. Martino, Chiesa SS. Annunziata, Chiesa di San Francesco, Chiesa e Convento dei Padri Cappuccini.

 

Una delle zone più rappresentative dal punto di vista naturalistico-ambientale è il complesso montuoso di monte Mancuso, monte Castelluzzo e monte del Greco. In località Savuchelli, sulle pendici del monte Mancuso, insiste un’area attrezzata immersa nel verde molto frequentata nel periodo estivo.

Per la sua posizione geografica (costa tirrenica e rilievi montuosi), un  paesaggio ricco e suggestivo, una buona capacità ricettiva ed offerta di prodotti gastronomici locali, è meta di consistenti flussi turistici.

Sopravvive in questo antico centro una  tradizione di origine medioevale che si svolge durante la Settimana Santa: il  rito dei “Vattienti”. Il rito trae origine dalla pratica dell’autoflagellazione diffusa a partire dal Medioevo al fine di celebrare la flagellazione e la morte che Cristo subì per offrire a tutti la resurrezione. Gli strumenti utilizzati dal “vattiente” sono la rosa e il cardo che, a più riprese, vengono “battuti” sulle cosce e sulle gambe.

La rosa è un disco di sughero levigato su una faccia: serve ad ammortizzare le parti delle cosce e delle gambe che subiscono l’autoflagellazione e a ripulirle dal sangue che ne fuoriesce. Il cardo, anche esso fatto di sughero, ha le stesse dimensioni della rosa, ma su una faccia vi sono infisse tredici schegge di vetro, dette “lanze”, tenute salde alla radice da una mistura di cere vergini che ne lascia scoperte le punte acuminate di circa tre millimetri.

Queste 13 “lanze” simboleggiano Cristo e i suoi dodici Apostoli, Giuda compreso. La scheggia acuminata che rappresenta quest’ultimo è leggermente più sporgente rispetto alle altre per penetrare di più nelle carni, evocando in tal modo il “tradimento”.

Il vattiente è legato tramite una cordicella all’Ecce Homo, un ragazzino a torso nudo con alla cintola un drappo rosso e in spalla una croce rivestita di tela rossa. Il vattiente e l’Ecce Homo rappresentano rispettivamente il Cristo flagellato e ricoperto di sangue, ed il Cristo che dopo la flagellazione viene portato da Pilato dinanzi al popolo per essere giudicato.

L’unicità della rappresentazione della figura di Cristo è rappresentata dalla cordicella con la quale l’Ecce Homo è legato al vattiente.

Di particolare impatto emotivo è “l’incontro” dei penitenti con la Statua della Pietà, detta “Madonna Addolorata”: una bellissima scultura lignea che si fa risalire al 1300. Dinnanzi a Essa il vattiente si inginocchia, prega, si autoflagella e scioglie o rinnova il voto fatto.

Cenni Storici

Nocera Terinese è un nucleo abitato di antichissime origini, conosciuto con il nome di “Nucrinon”, “Nuceria” (nuova abitazione) o “Nucera dei Brezi”. Ritrovamenti di asce di pietra ne confermano la preesistenza in età preistorica. Nocera Terinese fu fondata dagli abitanti della vicina Terina, quando, distrutta nel X sec. dai Saraceni, per scampare al nemico, si rifugiarono in questo sito di Nocera, ritenuto più sicuro, detto “Rivellino” o “Motta”.

L’autore Ignazio Ventura nel suo libro “Nocera Terinese, storia d’una Terra di Calabria” descrive così il luogo che vide la nascita di Nocera: «…Il luogo offriva una certa sicurezza, perché pur distando circa Km 5 dal mare, rimane occultato alle insidie provenienti dall’esterno dalle tre colline: il Lucito (Eliceto, alberato di elci) Fangiano e Destro che lo cingono all’intorno e ne impediscono la vista dal mare.

Inoltre il poggio su cui sorge, si eleva a metri 250 di altitudine ed era difendibile agevolmente, perché scende quasi a picco sulle due valli dei torrenti che lo circondano: il Grande ed il Rivale, che confluiscono ai suoi piedi. Gli abitanti di Nocera per rendere più sicuro il sito lo isolarono anche dal lato est, scavando il fossato che lo separa dalla restante collina, fino a raggiungere il livello più basso dei predetti due torrenti, le cui acque, in caso di necessità, potevano circolare nel fossato stesso.

Tale fossato, detto “Fosso Cupo”, cioè fossato profondo, in gran parte visibile anche oggi, fu parzialmente colmato in periodi successivi. Per superare il fossato, dal lato est, esisteva un ponte levatoio, come è nella tradizione, attualmente al suo posto si vede un cavalcavia, detto “ponta”, costruzione del secolo XII o dei primi del XIII.

L’abitato fu cinto da grosse mura con baluardi, parzialmente oggi esistenti, ma rifatti; fu costruita un’altra torre di guardia e di difesa, detta “Torrazzo”, il quale è a cavaliere dell’unica via di accesso, proveniente dal fondo valle, la già nominata “Caprara”. Col tempo, forse nel secolo XIII, la popolazione, cresciuta di numero, non fu più contenuta dentro l’antica cinta muraria, per cui si rese necessario estendere l’abitato lungo le prossime pendici della collina soprastante, in quelli che sono oggi i rioni “Piazza”, “Rupe”, “S. Caterina”».

Del periodo romano non vi sono tracce, tranne resti di condotta idrica e qualche segno delle strade realizzate in Calabria dai Romani: via Popilia, destinata ai percorsi interni e la Trajana che percorreva la litoranea.

La dominazione Bizantina, iniziata nel IV sec. durante la quale fiorì la cultura greca, durò fino all’arrivo dei Normanni che nel 1054 occuparono certamente anche Nocera. Il Castello di Nocera fu quasi sicuramente costruito in epoca Normanno-Sveva, nel punto più alto della collina, la cui parte sottostante è conosciuta ancora oggi con il nome di Castello, dove sono visibili i resti, prima che fosse trasformato a convento nel XVI sec.

Nel 1240 Nocera ricade sotto il feudo dell’ Abbazia di S. Eufemia che fino al 1506 fu di pertinenza dei Benedettini per passare poi al feudo di Capua del Sacro Militare Ordine degli Ospedalieri, più conosciuto con il nome di S. Giovanni Battista o di Malta. Al nome di Nocera fu aggiunto Terinese, dall’antica Terina, con decreto reale del 1863.

Ai tempi della dominazione Aragonese, vi fu un incremento delle attività edilizie, furono costruite più abitazioni, oltre alla Chiesa di S. Martino, il Convento degli Agostiniani, di contrada Campo di Arata e si diede inizio a quello di S. Francesco.

La popolazione aumentava e si incrementavano le produzioni agricole. Nel 1534 - 1552, per arginare il fenomeno disastroso delle incursioni piratesche, furono costruite alcune torri costiere chiamate “Torrazzi”, per ordine del viceré D. Pietro di Toledo. A Nocera quella di S. Giuseppe, al casale quella di Saporito e l’altra nel Piano di Terina, c’era infine quella di Gullieri, ad un’altitudine di 600 mt, andata distrutta. Nel 1400 anche a Nocera si era insediata una comunità di Ebrei, abili commercianti ed esperti di economia.

Durante la dominazione Francese, Nocera subì incendi e saccheggi. Nel XIX sec. vi fu una prima leggera emigrazione da parte degli abitanti di Nocera, in Sicilia e in Tunisia, alla ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. Nel 1887 inizia l’emigrazione per gli Stati Uniti d’America, con un aumento consistente dal 1900 al 1914, così pure per l’Argentina. Negli anni Cinquanta il totale degli emigranti in America era di circa 4.000 unità.

 

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