Tiriolo - Marketing e Turismo Reventino

Descrizione:

Si estende a nord della provincia, sulla fascia presilana, tra Catanzaro, Gimigliano, San Pietro Apostolo, Miglierina, Marcellinara e Settingiano,a circa 690 metri sul livello del mare, su  un crinale che segna il displuvio tra la valle del fiume Amato sul versante tirrenico e quella del fiume Corace sul versante ionico. La parte nord-orientale dell'abitato è addossata alle pareti rocciose di un rilievo calcareo.

Le antiche origini del comprensorio sono state confermate da ritrovamenti archeologici del neolitico, dell'età del ferro e di tarde epoche successive. Gli abitanti risiedono nel capoluogo comunale e nelle località Ferrito, Pratora, Rocca, Sarrottino, Soluri, Vaccariti e Corace.  

Il comprensoio di Tiriolo è immerso in una lussureggiante vegetazione; le sponde del fiume Amato e Corace conservano i ruderi delle antiche abitazioni contadine e dei mulini ad acqua. Di notevole interesse naturalistico sono il Monte Farinella e il Monte Tiriolo (840 mt s.l.m.), da cui è visibile lo Stromboli, il Massiccio dell’Etna e le isole Eolie. Sulle falde del Monte Tiriolo, oltre alle cavità naturali censite nel Catasto delle Grotte della Calabria, insistono i ruderi di una fortezza altomedievale del VII-XIV sec. d.C.,  . La fortezza occupa quasi tutta la sommità della montagna di Tiriolo, anche se vi sono tracce brettie e romane. La parte più elevata doveva costituire il primo nucleo abitativo fortificato. All’interno del circuito murario centrale, vi sono i resti di abitazioni con magazzini per la conservazione di derrate e cisterne per l'approvvigionamento idrico. Un intervento di riqualificazione della fortezza ha consentito la realizzazione del “Ecomuseo Naturalistico Rurale”, finalizzato alla   valorizzazione del  patrimonio naturalistico, archeologico e ambientale del Monte Tiriolo.

A Tiriolo sopravvive ancora oggi un’antica e radicata tradizione artigiana: oltre a falegnami e fabbri ferrai, sono presenti botteghe di artigianato artistico di terracotta decorata a freddo, tessuti tradizionali lavorati al telaio, come il “vancale”, i tappeti “pezzare” tovaglie e coperte di seta, lino e ginestra, e i pezzi, finemente ricamati e confezionati, del costume tradizionale femminile della “pacchiana".

Tra le manifestazioni tradizionali meritano di essere citate “‘A pigghiata”, rappresentazione della passione di Cristo, che ha luogo ogni cinque anni nel giorno del venerdì Santo, la festa di Santa Maria Scala Coeli, con una fiera mercato, il 7 e l’8 settembre, e la festa della Patrona, la Madonna della Neve, celebrata il 5 agosto con una fiera mercato di tre giorni.

Cenni storici:

Sulle origini della toponomastica gli storici non sono concordi. Le tesi più attendibili sono due: la prima vorrebbe che l' insediamento originario avesse come nome “Trioros” (parola greca che significa “tre monti”), la seconda invece, "Ager Teuranus" (identificativo latino del territorio di Tiriolo e dintorni, riportato nel Senatus Consultum de Bacchanalibus ed attestato da una tavola di bronzea dell’anno 567 con la quale si proibivano i baccanali, ritrovata nel 1640, durante una campagna di scavi. In alcuni documenti viene rintracciato anche come Terriolo o Teriolo.

Le più antiche tracce di occupazione preistorica del sito sono state recentemente riscontrate nelle vicinanze di alcune grotte naturali e su un’area pianeggiante sulla cima del monte Tiriolo, dove sono stati raccolti innumerevoli reperti. Nella valle denominata “Donnu Pietru” si formò il primo aggregato sociale.

L’arrivo dei coloni Greci soffocò, con la propria egemonia culturale, politica ed economica, il piccolo centro abitato, che fu assorbito, tra il IV e il III secolo a.C., dai Bretti provenienti dal centro Italia. Alla fine del III secolo a.C. i romano sottomisero i Bretti, latinizzando il comprensorio.

Nel ’300 Tiriolo entrò a far parte del vasto dominio feudale dei Ruffo; fu acquiistato da Galeotto Carafa un secolo dopo. La famiglia Carafa mantenne il possedimento fino al 1610, anno in cui venne venduto ai principi Cicala che lo detennero fino all’eversione della feudalità avvenuta nel 1816.

Il disastroso terremoto del 1783 danneggiò gravemente il paese, che venne ricostruito con fatica. In seguito al riordinamento amministrativo attuato al tempo della Repubblica Napoletana,Tiriolo fu considerato Comune nel cantone di Catanzaro. I francesi ne fecero un capoluogo di Governo comprendente i luoghi di Marcellinara, Carafa, San Pietro di Tiriolo e Gimigliano.

 

 

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